Stereotipi di genere e violenza

novembre 23, 2017
  • Stereotipi di genere e violenza

    La prevenzione in una crescita nel rispetto della parità di genere

    di Sara Colognesi, psicologa e psicoterapeuta, http://www.saracolognesi.it/

    L’occasione del 25 novembre, la Giornata Internazionale contro la Violenza sulle Donne, è sempre un momento utile per diverse riflessioni. Molti genitori con cui parlo si interrogano su come proteggere i propri figli e le proprie figlie da un fenomeno, quello della violenza di genere, che l’Italia sembra essere ancora lontana dal superare.

    Ad inizio ottobre ho partecipato al Convegno internazionale “Affrontare la violenza sulle donne” della Casa Editrice Erickson a Rimini. Tra le molte tematiche affrontate si è parlato anche di prevenzione della violenza, attività che dovrebbe cominciare fin dalla più tenera età e che passa attraverso il superamento degli stereotipi di genere e il coltivare fin dal principio una cultura della parità.

    I bambini e le bambine sono martellati fin da quando nascono (anzi ancora da quando sono nel pancione) da una netta separazione di genere: rosa e azzurro, principesse e dinosauri, segretaria e ingegnere.

    La stessa letteratura per l’infanzia è zeppa di maschietti avventurosi e coraggiosi e femmine docili e gentili. Questi aggettivi non hanno nulla a che vedere con il nostro sesso biologico: sono attributi culturali a cui, forse lo ricorderemo, molti e molte di noi si sono ribellati nel corso della vita. Basti pensare che fino agli ’30 il rosa era un colore generalmente associato alla mascolinità, perché deriva dal rosso, mentre l’azzurro era considerato più femminile e solo una rivoluzione del marketing ha portato a questa netta demarcazione di colori che molte persone trattano come dati di fatto.

    Nel corso della nostra vita, questa suddivisione diventa sempre più marcata e finisce per influenzare le scelte scolastiche e lavorative delle nostre giovani e dei nostri giovani.

    L’anno scorso insieme ad una collega, ho avuto l’occasione di incontrare circa 600 studenti e studentesse del biennio delle superiori delle province di Padova e Rovigo nell’ambito di un progetto sulle differenze di genere. La fotografia che hanno dipinto i ragazzi e le ragazze che abbiamo incontrato rispecchia assolutamente gli studi psicosociali in questo ambito.

    Le ragazze sentono di avere una autostima più bassa dei loro compagni, criticano e si autocriticano per l’aspetto fisico e sono già consapevoli di partire sfavorite nel mondo del lavoro. I maschi, d’altro canto, si sentono frenati nella espressione delle proprie emozioni, per paura di essere giudicati poco mascolini.

    In molti e molte raccontano con grande rammarico di esperienze in cui, per esempio, la famiglia ha impedito loro di cominciare attività sportive e artistiche perché considerate non adatte al loro genere. I ragazzi e le ragazze ci hanno raccontato di come, invece, la loro esperienza, seppur così giovane, abbia insegnato loro che non esistono sport, attività o lavori adatti ad un genere o a un altro, ma che sperano che ognuno di loro possa inseguire e realizzare i propri sogni, senza ostacoli culturali.

    L’anno scorso, abbiamo dato agli studenti e alle studentesse le seguenti definizioni, per fare capire loro meglio l’argomento che stavamo trattando e che forse vale la pena ripassare anche per noi adulti perché sento e leggo tanta confusione al riguardo.

    Sesso biologico: maschio vs. femmina deriva dai cromosomi sessuali XX e XY. Quando pensiamo a queste due categorie immediatamente pensiamo ai caratteri sessuali secondari, ovvero ciò che abbiamo tra le gambe. In questo modo però escludiamo dall’equazione una bella fetta di popolazione. Esiste, infatti, l’intersessualità. “L’intersessualità è un termine ombrello che comprende diverse variazioni fisiche che riguardano elementi del corpo considerati “sessuati”, principalmente cromosomi, marker genetici, gonadi, ormoni, organi riproduttivi, genitali, e l’aspetto somatico del genere di una persona (le caratteristiche di sesso secondarie, come ad esempio barba e peli).

    Le persone intersessuali sono nate con caratteri sessuali che non rientrano nelle tipiche nozioni binarie del corpo maschile o femminile. Nonostante queste variazioni generalmente non minaccino la salute fisica (solo in certe circostanze ci sono correlati problemi di salute), spesso le persone con queste variazioni biologiche subiscono o hanno subito una pesante medicalizzazione per via delle implicazioni della loro condizione rispetto al genere sociale.

    Secondo gli esperti, tra lo 0,05% e il 1,7% della popolazione nasce con tratti intersessuati: 30.000.000 di persone nel mondo, una stima simile al numero di persone con i capelli rossi.” [fonte: http://www.intersexesiste.com/cose-lintersessualita/]

    Identità di genere: con questo termine si intende l’identificazione della persona come uomo o donna, una caratteristica che generalmente diventa stabile nell’infanzia. Una persona che nasce con sesso biologico femminile e si identifica come donna è una donna cisgender. Mentre un una persona che nasce con sesso biologico maschile e di identifica come donna è una donna transgender. La stessa combinazioni di fattori può essere fatta per il sesso biologico maschile e l’identificazione di genere come uomo. Da diversi anni, però, la comunità scientifica (e non solo) si sta interrogando sul senso di continuare a parlare solo in termini di uomo vs donna quando un numero sempre più crescente di persone non sente di identificarsi in uno dei due poli di questo binarismo di genere. Diversi paesi nel mondo stanno, infatti, adeguando le proprie leggi consentendo alle persone che lo desiderano di identificarsi come “altro” o “neutro” oltre che uomo o donna.

    Ruolo di genere: è l’insieme di aspettative e ruoli su come gli uomini e le donne si debbano comportare (vestire/lavorare ecc) in una data cultura e in un dato periodo storico.  Con i ragazzi e ragazze su questa tema abbiamo fatto una riflessione, per esempio, su come sia cambiato l’abbigliamento occidentale nel corso dei secoli. Fino a pochi decenni fa, per esempio, in Italia alle donne non era permesso accedere alla professione di avvocata perché si temeva che le mestruazioni potessero influenzare la loro capacità di giudizio.

    Orientamento sessuale: ovvero l’attrazione affettiva e sessuale che può essere eterosessuale, bisessuale, omosessuale o asessuale. Ormai sappiamo che questi orientamenti sono naturali varianti della sessualità umana e pertanto non solo nessuna di queste può considerarsi patologica, ma che è inutile e dannoso cercare di modificarle attraverso le cosiddette “terapie riparative”, pratiche sanzionate sia dagli ordini degli psicologi che dei medici.

    Tutti queste caratteristiche insieme compongono la nostra identità sessuale. Come è facile intuire la nostra vita è ben più complessa di rosa e azzurro e risulta assurdo e ai limiti del grottesco assegnare ruoli sociali, carriere scolastiche e lavorative nonché caratteristiche di personalità sulla base di ciò che abbiamo (o non abbiamo) tra le cosce.

    Tornando all’incipit iniziale, la violenza di genere nasce (anche) dal non riconoscimento dell’altro/a come persona, con i miei stessi diritti e doveri, sogni, aspirazioni, capacità decisionale.

    Ogni volta che insegniamo ad un bambino o ad una bambina che lui/lei sono superiori/inferiori a qualcun altro sulla base del loro genere stiamo creando le condizioni per situazioni di violenza future e di forte disagio nel presente.

    Mi rendo perfettamente conto di quanto possa sembrare difficile e spaventoso crescere i propri figli e le proprie figlie in un mondo così complesso. Permettetemi allora di rendere almeno una cosa più semplice: smettiamo di cercare di incasellare i nostri bambini e le nostra bambine in categorie preconfezionate che stavano già strette ai nostri bisnonni e alle nostre bisnonne: lasciamoli/e liberi/e di esprimersi e inseguire i propri sogni. L’unico effetto collaterale è che rischiano di diventare degli adulti felici.

    Letture da fare insieme ai bambini:

    Presso la libreria Ricarello sono disponibili tutti i libri della collana Sottosopra della casa editrice Giralangolo libri dove non esistono stereotipi di genere (ma con racconti che comunque non cadono mai nel contro-stereoptipo): una lettura divertente per i bambini ed arricchente e interessante anche per i genitori! Ne citiamo alcuni (i testi e le immagini sono tratti dal sito http://www.edt.it/aree/giralangolo-sottosopra):

    Una partita di ballo. Daniele Bergesio e Francesco Fagnani.

    Tito è secco come un cracker, leggero come un moscerino, agile come un grande ballerino… ma vorrebbe giocare a rugby. Quando l’allenatore lo manda in campo le cose non vanno per il meglio, finché non parte la musica: a quel punto, improvvisamente, cambierà tutto! La storia che ha vinto il Premio Narrare la Parità 2017.

    Lunghicapelli. Benjamin Lacombe.

    Il protagonista di questa storia per i più piccoli è Loris, un bambino dai lunghi capelli biondi. Per questo viene spesso scambiato per una femmina, e a volte preso in giro. Ma i personaggi forti e valorosi dai capelli lunghi sono tanti: Tarzan, Conan il barbaro, gli Indiani d’America… e il papà di Loris, chitarrista di flamenco. Anche Loris sa suonare la chitarra, e quando suona i compagni si fermano incantati ad ascoltarlo senza più badare ai suoi lunghi capelli. Un magnifico libro illustrato di Benjamin Lacombe sul diritto a essere differenti.

    Sono una ragazza! Yasmeen Ismail.

    Sono una ragazza! È che problema c’è? Nessuno, ma a volte tocca ribadirlo perché se non sei sempre gentile e garbata, se corri scalmanata, se fai capriole e non sei abbastanza composta a tavola, il rischio è che tutti ti scambino per un maschiaccio. E allora non c’è miglior grido di battaglia per le ragazze che vogliono affermare se stesse al di là di convenzioni e stereotipi. L’autrice con il suo grido in crescendo coglie bene il senso di frustrazione di bambine e ragazze apostrofate e riprese per i loro comportamenti considerati non adeguati per una femmina. Un libro energico, divertente e allegro sull’inclusione e l’importanza di affermare se stessi per come si è. Senza condizionamenti.

    Arriva la mamma. Kate Banks.

    Scena d’interni: è fine pomeriggio, l’orologio segna le 6, i bambini giocano, il papà prepara una pizza. In esterno: è l’ora di uscita dagli uffici, la metropolitana si riempie, tutti ritornano a casa. Anche la mamma si appresta a rientrare. Forza! Riordinate, apparecchiate, tra poco è ora di cena, arriva la mamma! I bambini dispongono le posate, il papà sforna la pizza e la mamma la serve a tutti! Questa nuova storia della collana Sottosopra si goca sul ritorno della mamma a casa e sul parallelismo tra il mondo domestico e quello esterno. Quando la mamma rientra i due mondi si ricongiungono, la famiglia si riunisce attorno alla tavola. Che c’è di più naturale e gioioso?

    Il pianeta stravagante. Gwen Keraval.

    Su un pianeta sconosciuto una classe di piccoli extraterrestri si prepara a svolgere il compito assegnato dal maestro: come si distinguono i Terrestri maschi dalle Terrestri femmine? Abbigliamento, aspetto fisico, attività: nessuna risposta sembra essere quella giusta. Infine il maestro mostra una foto di due piccoli Terrestri sotto la doccia: adesso sì che tutto è chiaro! Le risposte degli alunni e le obiezioni del maestro sono esilaranti, e folgorante è il finale del racconto. Un libro divertente e originale raccontato con buffe e colorate illustrazioni, efficace nella sua semplicità nel narrare ai bambini quanto possano essere in realtà sfumate, o addirittura inesistenti, le differenze che spesso si danno per scontate. Il testo è stato scritto da una classe seconda elementare per il concorso francese Lire Egaux, tutti gli anni il vincitore viene pubblicato dalla casa editrice Talents Hauts.

    Il trattore della nonna. Anselmo Roveda e Paolo Domeniconi.

    La nonna e il nonno si svegliano all’alba, fanno colazione insieme, poi la nonna si mette gli stivaloni e via sul trattore a raccogliere le mele, le pere e i fichi al campo lassù sulla collina. Intanto il nonno riordina la cucina e fa il bucato, e dopo aver scambiato qualche mail con gli amici mette a cuocere una crostata per la merenda, pronta giusto in tempo per il ritorno della nonna. Una storia che sviluppa il tema del sovvertimento degli stereotipi a partire da due protagonisti inaspettati, i nonni, e con un’ambientazione ricca di spunti naturalistici, ben interpretata dalle morbide illustrazioni di Paolo Domeniconi.

    Una bambola per Alberto. Charlotte Zolotow e Clothilde Delacroix.

    Alberto desidera una bambola, ma suo fratello e gli amici lo prendono in giro, e il papà gli propone trenini elettrici e palloni. Alberto gioca con palloni e trenini, ma continua a desiderare una bambola. Un giorno la nonna gli fa una sorpresa e gli regala proprio la bambola tanto sognata. Il papà è perplesso e la nonna gli spiega quanto sia importante e utile assecondare questo desiderio, che contribuirà a fare di Alberto un padre attento e sensibile. Un libro contro gli stereotipi di genere, quelli che vorrebbero imporre giochi per femmine e giochi per maschi, cercando di correggere eventuali diverse e legittime aspirazioni; una bella figura femminile (la nonna) che si pone in ascolto del nipote e con naturalezza asseconda il suo desiderio. Il testo di una delle grandi scrittrici americane per l’infanzia illustrato da una disegnatrice brillante e originale.

5. Sport e bambiniFavole sotto l’albero
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